Tra le misure del Def ci sarà ampio spazio per riorganizzazioni della sanità e tagli, soprattutto quelli richiesti dalla stabilità 2015 per enti locali, Comunità e città metropolitane. Proteste del presidente dell’Anci Piero Fassino: “Siamo stufi di tagli di dirigenti che non hanno amministrato neanche un condominio”

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In Consiglio dei ministri arriva il Def (Documento di economia e finanza). Oggi il via libera del nuovo quadro macroeconomico, e venerdì, invece, verrà definito il Piano nazionale di riforme. L’obiettivo è incassare maggiore flessibilità sui conti pubblici da Bruxelles. Il governo dovrà tagliare dieci miliardi di spesa pubblica, tra tagli alle agevolazioni fiscali e spending review, e contemporaneamente dovrà evitare il rischio che scatti la clausola di salvaguardia che vale circa 10 miliardi di aumento dell’Iva e delle accise dal prossimo anno. il premier Matteo Renzi assicura che il governo farà “ripartire l’Italia senza ulteriori sacrifici e nuove tasse”.

Tra le misure previste del Def trovano ampio spazio tagli e riorganizzazioni di sanità e assistenza. Si interverrà sulle pensioni di invalidità per eliminare abusi che si riscontrano in alcune regioni e si porterà avanti una revisione del sistema dell’assistenza oggi diviso tra Inps, Comuni e Asl. Nel mirino anche la sanità con un ‘monitoraggio’ dei livelli essenziali di assistenza e l’esigenza di ‘ridisegnarne il perimetro’ in relazione alle innovazioni cliniche e tecnologiche. È prevista inoltre la rivisitazione del sistema di remunerazione delle prestazioni sanitarie. Previsti soprattutto i vecchi tagli programmati, quelli richiesti dalla Stabilità 2015 per gli enti locali, Comunità e città metropolitane. Ci saranno misure del peso di 2,2 miliardi che devono essere distribuiti tra piccoli municipi e città metropolitane. Ma i sindaci delle gradi città, come Roma, Firenze e Napoli ne contestano i criteri. Così il presidente dell’Anci Piero Fassino ha dichiarato ieri: “Il governo ci incontri prima del varo del Def”. È previsto dunque un incontro con i sindaci italiani, ma Fassino continua a protestare: “Siamo stufi di tagli da dirigenti che non hanno amministrato neanche un condominio”. “Chiediamo di essere ascoltati prima che si emani il Def, in modo che si possa avere un confronto aperto e che possiamo avanzare le nostre proposte. Si tenga conto soprattutto che, negli ultimi sei anni, è stato chiesto ai Comuni uno sforzo finanziario notevole, proporzionalmente superiore rispetto a quello chiesto ad altri livelli istituzionali, in particolare si è chiesto molto più ai Comuni che alle amministrazioni centrali”, ha aggiunto l’ex segretario Ds. “Diciamo chiaramente che non si può continuare a chiedere ai Comuni perché troppo spesso si dimentica che quando si parla di spesa dei Comuni si parla di asili nido, di scuole materne, di assistenza domiciliare agli anziani, di trasporto pubblico locale, di difesa del suolo, di politiche culturali. I soldi i Comuni li spendono così e guardare ai Comuni come centri di spesa parassitaria è un errore a cui bisognerà, prima o poi, porre rimedio”, ha continuato, annunciando anche i due temi che i sindaci porranno al prossimo incontro: “il decreto enti locali che risolva i problemi perché altrimenti i Comuni hanno difficoltà a redigere i bilanci; e discutere del Def sapendo che in ogni caso non si può continuare a caricare il risanamento dei conti pubblici sulle spalle solo dei Comuni”.