L’attore ha compiuto 50 anni, ma non sembra nemmeno sentirli: “Ho smussato certe caratteristiche, ma mi sento lo stesso di 30 anni fa”, e confessa l’antipatia per Matteo Renzi

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Alessandro Gassman ha compiuto 50 anni, ma ammette di non sentirsi poi molto diverso da quando aveva 30 anni in meno. “Ho smussato certe mie caratteristiche, ho imparato a gestirmi meglio, a controllare i miei attacchi d’ira ma non credo di essere cambiato poi così tanto…”, ha confessato in un’intervista a “Il fatto Quotidiano”. Ma qualcosa di diverso c’è però. È sempre bello e affascinante, forse addirittura più di prima, ma non può di certo negare la maturità e la serietà che mette nei suoi impegni sul sociale, tra cui le importantissime attività di ambasciatore dell’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Uniti per i rifugiati.

Figlio d’arte dell’amatissimo e compianto attore Vittorio Gassman, Alessandro ha ormai quindi raggiunto la soglia del mezzo secolo. È infatti nato a Roma il 24 febbraio del 1965, dalle terze nozze del padre con l’attrice francese Juliette Mayniel. Debuttò a 17 anni con il film autobiografico “Di padre in figlio”, scritto a quattro mani proprio insieme a papà Vittorio, e fino ad oggi ha sperimentato di tutto, dal cinema alla tv, al teatro, passando anche per le pubblicità, un calendario di cui non ci si potrà mai dimenticare, fino alla regia con “Razzabastarda”: il racconto di un immigrato romeno che, pur frequentando il mondo dell’illegalità, sogna per il figlioletto un futuro diverso.

Alessandro, uno degli uomini più desiderabili del mondo dello spettacolo italiano, parla anche del suo ultimo film, attualmente nelle sale, “Il nome del figlio”. Nonostante la crisi, la pellicola ha avuto gran successo al botteghino, ma l’ormai cinquantenne guarda al futuro e dice: “Il cinema come luogo di fruizione non scomparirà, sarà anzi, sempre più fondamentale nel caso di film realizzati con tecniche all’avanguardia”. Poi parla anche di politica e confessa che l’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non gli vada particolarmente a genio. “Mi sta antipatico. Certo, gli riconosco una grande energia che spero usi per fare delle cose buone e non gli sono contrario “tout court”. Ma credo che abbia il difetto di prestare poco ascolto alle minoranze ed è una cosa che non si addice a un partito di sinistra”, ha rivelato.