daevid allen

È morto nella notte Daevid Allen, una delle figure più importanti della psichedelia e del progressive nella musica rock. Aveva 77 anni e lottava ormai da tempo contro un male incurabile ai polmoni. Solo qualche settimana fa aveva deciso di non curare più il cancro perché si sentiva già alla fine della sua vita.
Chitarrista, cantante, compositore, autore di testi e visionario, nato a Melbourne nel 1938, fu fondatore dei Soft Machine insieme a Robert Wyatt, Kevin Ayers e Mike Ratledge, ed ebbe un ruolo fondamentale per la diffusione del suono psichedelico che contaminò negli anni ’70 rock e jazz. Divenne ancora più famoso dopo aver fondato in Francia la sua seconda band: i Gong. Di loro ricordiamo Camambert Electric, Fliyng Teapot, Angel’s Egg, You.

Dopo aver abbandonato il gruppo, nel 1975, Daevid Allen tornò in seguito per le reunion di concerti. La prima avvenne il 28 maggio del 1977 all’ippodromo di Parigi, in un concerto che durò diverse ore e a cui parteciparono la maggior parte dei musicisti nuovi e storici della band articolati in diverse formazioni. Alcuni brani dell’evento furono pubblicati nell’album doppio Gong est Mort, Vive Gong!. Dopo il suo ritorno in Australia le riunioni si fecero inevitabilmente più sporadiche e l’artista nel 1989 mise insieme i Gongmaison, con Malherbe ed altri nuovi musicisti. I Gong ritorneranno nel 1996 con un tour in Nord America, e la cui formazione comprenderà Allen, Smyth (la sua ex compagna), Malherbe, Howlett, Pyle e Steffi Sharpstrings. Dopo, tanti concerti e innumerevoli collaborazioni con altri artisti, la scoperta della malattia, che lo costrinse definitivamente a lasciare le scene, fino a consumarlo piano piano.

La notizia della sua scomparsa è stata data dal figlio Orlando con un messaggio su facebook: “la sua vibrazione ci solleverà sempre e ci arricchirà. Hai lasciato un’eredità fortissima e ci assicureremo che brilli sempre nei nostri bambini e nei loro bambini. Ora è il momento più felice della tua vita. Che sia benedetto”.

Dell’artista e la sua straordinaria capacità creativa rimarrà il suo piccolo capolavoro, pubblicato due anni fa, dal titolo “I see you” in cui ha voluto dimostrare la differenza tra gli artisti “veri” capaci di rinnovarsi continuamente e quelli “alla Rolling Stones”, prigionieri di se stessi.