Ieri la celebrazione del 70° anniversario della Liberazione organizzata dalla Camera e dal Senato. Accanto ai parlamentari decine di anziani partigiani. A loro si è rivolta la Presidente della Camera: “Esprimiamo gratitudine alle donne e agli uomini della Resistenza anche per il loro impegno per tenere vivo il ricordo e gli ideali”

Boldrini

Decine di anziani partigiani ieri nell’Aula di Montecitorio accanto ai parlamentari per la celebrazione del 70esimo anniversario della Liberazione organizzata dalla Camera e dal Senato e alla quale era presente il presidente della repubblica Sergio Mattarella.

L’appuntamento, ripreso in diretta anche sul canale satellitare e su Rai2, ha visto, dopo l’esecuzione dell’Inno nazionale da parte della Banda Interforze, gli interventi della Presidente della Camera, Laura Boldrini e del Presidente del Senato, Pietro Grasso. Hanno parlato poi Michela Ponzani, storica; Carlo Smuraglia, Presidente dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia); Marisa Cinciari Rodano, impegnata nella Resistenza romana e prima donna eletta Vicepresidente della Camera; e Michele Montàgano, Presidente vicario dell’Associazione Reduci dalla prigionia, dall’internamento e dalla guerra di liberazione.

Laura Boldrini ha rivolto un commosso saluto ai partigiani: “Esprimiamo gratitudine alle donne e agli uomini della Resistenza anche per il loro impegno per tenere vivo il ricordo e gli ideali che hanno animato la battaglia per la democrazia. Voi, partigiani presenti in quest’Aula non siete qui come ospiti ma come padroni di casa”.
Queste invece le parole del presidente del Senato, Pietro Grasso, intervenendo ad un convegno: “L’8 settembre 1943, con la morte della ‘patria fascista’, la fuga del re e il crollo dell’apparato burocratico e militare dello Stato italiano, si aprì un periodo di grandi sofferenze e tragedie. Il periodo dell’occupazione nazifascista con la sua violenza, la sua oppressione, le sue stragi, le sue deportazioni, che si concluderà solo nella primavera del 1945 con la Liberazione. In questo ‘tempo del furore’ ogni italiano si trovò a dover scegliere della propria vita e anche di quella degli altri. Tanti scelsero di rischiare la vita per schierarsi dalla parte della libertà e della dignità dell’uomo e lo fecero da deportati, scioperando nelle fabbriche, aiutando i prigionieri alleati, i disertori e i renitenti italiani, gli ebrei, i partigiani. Tanti scelsero di combattere per la libertà e per la dignità dell’uomo e vissero quella loro scelta come una necessità morale, come una decisione tragica imposta dall’eccezionalità del momento”.

E ancora il Capo di stato Sergio Mattarella scrive in un messaggio alla rivista “Micromega”: “La ricerca storica deve continuamente svilupparsi ma senza pericolose equiparazioni fra i due campi in conflitto nella lotta di Liberazione nazionale dal nazifascismo. La Resistenza, prima che fatto politico, fu soprattutto rivolta morale. Questo sentimento, tramandato da padre in figlio, costituisce un patrimonio che deve permanere nella memoria collettiva del Paese”. “La Liberazione dal nazifascismo costituisce l’ evento centrale della nostra storia recente”, aggiunge Mattarella.